Far Mangiare i bambini in Viaggio

Far Mangiare i bambini in Viaggio
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Far Mangiare i bambini in Viaggio

Viaggiare è un po’ assaggiare

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Cosa devono mangiare i bambini piccoli in viaggio? Sostanzialmente quello che mangiano a casa, con poche differenze e con le dovute eccezioni. Nei bambini molto piccoli, lattanti o in fase di svezzamento la dieta è piuttosto rigida e non è possibile variare molto sul menù. In questi casi è bene avere presente cosa serve per preparare la pappa in viaggio, come trasportarla e organizzarsi con qualche accessorio: bavaglio,biberon.

Nel caso di bambini un po’ più grandicelli le cosa si semplificano (o si complicano a seconda dei punti di vista). Tolti i trasferimenti, in cui si mangerà più o meno in aereo, in nave, in treno magari a panini, una volta arrivati a destinazione, le possibilità di scelta del cibo dipenderanno in gran parte dalla scelta fatta precedentemente riguardo alla struttura ricettiva. Soggiornando in un appartamento o in camere con l’uso di cucina, le abitudini alimentari rimarranno più o meno le stesse. C’è da dire che allontanandosi “da casa” anche i prodotti in vendita al supermercato cambiano e questo è vero non solo se si va all’estero, ma anche rimanendo nella propria nazione e cambiando località. La diversa offerta nei negozi, ma sopratutto nei ristoranti, regala la bellissima opportunità di sperimentare la cultura locale attraverso le abitudini culinarie. Abituarsi (ed abituare i più giovani) a mangiare il cibo del luogo, permette, sia di aumentare il proprio bagaglio di esperienze, sia di essere certi di vedere garantiti alcuni principi di genuinità e freschezza. In fondo, a di la delle normali reticenze per i cibi nuovi, su cui si possono versare fiumi di inchiostro, il viaggio è fatto anche di odori e sapori e con un po’ di astuzia e molta tranquillità è possibile abituare i bambini a mangiare fuori casa, anche all’estero

Intorno ai due anni, i bambini di solito mangiano “come i grandi” (talvolta iniziano anche un po’ prima, intorno ai 18 mesi, dipende sopratutto dalla presenza dei dentini che permettono ai genitori di proporre cibi diversi dall’ omogeneizzato).

A questo punto lo scoglio del bambino verso il cibo è solo uno: gli adulti. Io per prima so quanto sia difficile accontentare piccoli tiranni di 3 anni che allontanano il piatto, ma se il piatto ritorna immancabilmente al suo posto, il tiranno è costretto a capitolare. Nel caso del cibo all’ estero la battaglia è ancora più difficile. L’adulto prova un soffuso senso di colpa per non proporre al figlio “il solito”, per averlo portato fuori di casa e per averlo “costretto” a cambiare, almeno in parte, le sue piccole abitudini. A cui va aggiunto un sano, egoistico desiderio, di godersi il pasto senza problemi. Questo “guazzabuglio” di sentimenti, fa in modo che il cibo sia presentato con poca convinzione, timidamente e senza insistere troppo, spesso e drammaticamente anticipato dalla frase che segna l’inizio e la fine immediata del pasto: “ti piace?”. Morale: a meno che nel piatto non ci sia una fetta di Sacher con panna, il pranzo risulterà intoccato.

Come far mangiare un bambino fuori di casa?

Esattamente come a casa: mantenendo i piccoli riti (lavarsi le mani, mettersi a sedere a tavola, mettere il bavaglio e riempire il bicchiere), presentando il piatto con entusiasmo, tenendo presenti i suoi gusti e, se il pargolo è abbastanza grande da farlo, facendogli scegliere il menù che preferisce. Ma sopratutto non cedendo ai ricatti e ai rifiuti. Nel caso di bambini grandi, il problema può essere mediato più facilmente affrontando la questione e parlandone, con bambini piccoli, il pranzo va presentato come tale, anche se ha forme diverse alla vista. In molti ristoranti, un po’ ovunque, esistono i menù per bambini, che presentano quantità minori di cibo e tipologie più standard (bastoncini di pesce, hamburger, patate fritte ecc). Quando questo servizio manca, può valer la pena, dare al piccolo parte del cibo preso dai genitori oppure ordinare un piatto unico. Si evita così di rimandare indietro piatti semi pieni e spendere per niente. In fine sarebbe bello abituare i piccoli, fin sa subito, a mangiare il cibo del luogo. Senza spingerci a sottoporre ad un piccolo di 2 anni l’impepata di cozze, rimanere attinenti alle usanza del luogo è anche un modo per sentirsi parte di esso, senza contare che in questo modo avremo cibi più genuinifreschi e meglio preparati (in Grecia come in Norvegia, la pizza sarà deludente).

Per inciso qualche tempo fa, al cameriere che mi chiedeva l’ordinazione, rispondevo: “lei cosa ordinerebbe al posto mio?” Mi sono vista portare dei dolci belgi notevoli e del montone cretese favoloso. Magari la cosa è un po’ azzardata con i bambini, ma se l’adulto appare tranquillo e soddisfatto anche il piccolo si rilassa e magia con più gusto

Come essere sicuri di presentare male il cibo?

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“Chissà cosa ci daranno da mangiare!” “Come a casa mia non si mangia da nessuna parte” “Ma siamo sicuri che sia buono?” “E se poi a Gigetto non piace?” (naturalemente Gigetto è lì che ascolta!) “E questo cosa sarebbe?” “Ma sei sicuro di aver ordinato bene?”

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