Un pomeriggio al Castello di Romena -AR-

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Il Castello di Romena – Arezzo –

Questa è stata la volta di Romena. Non so esattamente come mi sia ritornato alla mente questo bellissimo castello medioevale: forse è tutto il fervore cavalleresco che permana i bambini in questo periodo, forse il fatto che qualche fine settimana libero e il sole scatenano quella voglia irresistibile di mettersi in marcia, fatto sta che questa volta è toccato a Romena.Castello di Romena

Si decide di partire dopo pranzo: sandali e vestiti come vogliono i bambini, non sono previste scarpinate, e, incredibilmente, senza merenda a seguito. Ma il motivo c’è.

La strada più comoda per noi prevede il passo della Consuma. Importante valico tra Firenze e Arezzo, vanta tra le schiacciate più buone del territorio ed è stata meta di un numero considerevole di fughe mattutine nell’ultimo anno di liceo del mio caro marito, complice la patente appena acquisita.

Sorvoliamo con i pargoli sulle forche paterne e ci limitiamo a decantare le schiacciate. Le nostre parole hanno sicuramente effetto, arrivati a destinazione gli ordini sono: una sacher, una crostata, una torta al semolino.

Per compensare e ripercorrere i fasti delle merende alla Consuma, noi adulti ci concediamo le schiacciate ripiene, potendo confermare che, fuga o no dalla scuola, la schiacciata della consuma mantiene sempre il suo fascino. (Per la cronaca, la sottoscritta a scuola ci andava, anche l’ultimo anno!)

Castello di Romena

Rifocillati grandi e piccini, a pochi km dal passo della Consuma iniziano le prime, truculenti storie medioevali. Un cartello indica lo strano toponimo di “Omomorto”.

La storia è risaputa: Maestro Adamo, noto falsario tra il 1200 e il 1300 viene seguito dalle guardie fiorentine mentre cerca rifugio verso Romena. Proprio nelle cantine del castello, infatti, pare avesse la sua zecca abusiva. Poco dopo il passo della consuma, però, le guardie lo raggiungono, lo catturano e lo uccidono (la pena è arderlo vivo, ma questo particolare lo evito nel mio racconto). Fin qui la storia. Nei miei ricordi, però, affiora un particolare supplementare. Lasciato il corpo (o quel che ne restava) senza sepoltura, è la pietà dei passanti a creare un tumolo di pietre. Chi si trovava per la via, infatti, gettava una pietra sopra i resti di Mastro Adamo, creando un luogo riconoscibile che, ancora oggi è conosciuto col nome di Omomorto.

La strada continua curvilinea in discesa, con una cartellonistica piuttosto latitante, che ci fa sperare che il vecchio adagio “vai a dritto se non è indicato diversamente” sia sempre valido.

La campagna aretina rende comunque piacevole il viaggio: ai campi si susseguono piccoli borghi, mentre la foresta è alle nostre spalle, fin quando le mura del castello, sormontate da una bandiera italiana si Castello di Romenastagliano all’orizzonte.

Saliamo per una strada di terra bianca fiancheggiata da cipressi che ci conduce al parcheggio e sotto la prima cinta muraria.

Facciamo due passi all’esterno, dove bellissime coloniche sono costruite dove sorgevano i maggiori edifici, come l’hospitale.

Entriamo quindi dalla porta Bacìa, nome romantico, ma che indica semplicemente il fatto che la porta è in ombra (bacìo indica una zona dove non batte il sole) mentre non riusciamo a scorgere l’altra porta, la Gioiosa, dove, invece, batte sempre il sole.

Acquistati i biglietti, i bambini fanno di corsa il prato che li separa dalla seconda cinta muraria per trovarsi un ambiente erboso: la piazza d’armi.

Sulla destra un piccolo fossato e il ponte levatoio in legno che offre un brivido d’emozione anche a noi adulti.

Castello di RomenaRecuperati i bambini, che stanno correndo verso il mastio e sulle scale che portano al Cassero, facciamo notare loro le aperture del soffitto da cui venivano gettate pietre e olio bollente. Pian piano le immagini di soldati che assediano il castello si insinuano negli occhi dei piccoli che ora osservano le mura, i passaggi e gli ambienti con occhi nuovi.

Nella parte bassa del Cassero è presente un bellissimo plastico che mostra il castello come si vedono solo nei libri: il mastio, le mura alte, le torri difensive. Ma il mio fervore storico viene stroncato sul nascere, perché cavaliere e principesse sono già saliti sul camminatoio, dove il babbo mostra loro il meccanismo del ponte levatoio.

Scorrendo velocemente il foglietto informativo che ci hanno fornito assieme ai biglietti, scopro un po’ di misteri legati al castello e recupero terreno portandoli al mastio. Qui si rifugiava la famiglia dei castellani, i Conti Guidi, in caso di pericolo e, se l’assedio volgeva al peggio pare che un passaggio segreto sotterraneo permettesse la fuga verso un monastero del Pratovecchio. I bambini protestano che non è possibile percorrere il passaggio segreto e che anche l’accesso al mastio è precluso, ma la visita li ha comunque affascinati.

Usciti dal nucleo centrale del castello ci mettiamo seduti sull’erba, all’ombra di un cipresso, per permettermi di narrare il motivo che mi ha spinta a tornare a Romena. Vicino a noi, dalla parte opposta rispetto al

Castello di Romena

ponte levatoio, nell’angolo destro è la torre delle prigioni.

Qui venivano giudicati e incarcerati i prigionieri seguendo un metodo che ricorda da vicino l’opera dantesca. Il carcere era, infatti, in verticale. Si accedeva da una porta molto altra che dava sul tribunale. Sotto i vari livelli delle carceri e della punizione. Per pene lievi i prigionieri erano calati al livello più alto, dove arrivavano maggiore luce e cibo, mentre i colpevoli di colpe più gravi venivano calati in basso, dove la luce arrivava da piccole feritoie e il cibo e l’acqua in quantità minore.
Che il carcere fosse ispirato all’immagine dell’inferno medioevale o che Dante Alighieri, rifugiatosi qui da esule, ne sia rimasto affascinato, resta il fatto che la somiglianza con il racconto della Divina Commedia è davvero forte.

Dopo le prigioni decidiamo dai fare una camminata verso Fonte Branda. La grande, dall’altro dei suoi 9 anni, è rimasta affascinata dall’inferno dantesco e mi obbliga a notevoli sforzi di memoria per ripescare ciò avevo lasciato nei recessi dei ricordi liceali. Confido in qualche libro delle mie elementari per recuperare un po’ del terreno perduto!

Castello di RomenaFonte Branda si rivela una sorta di abbeveratoio da cui esce un po’ d’acqua, ma la passeggiata è piacevole. Optiamo per fermarsi prima della Pieve, dato che poi dovremo tornare a piedi, ed è un bene, perché, una volta raggiunta la chiesa romanica con l’auto, scopriamo che è in corso un matrimonio e non possiamo vederla dall’interno.

Torniamo a casa con un po’ di medioevo appiccicato addosso e una nuova idea per una nuova uscita.

Dalle mura del Castello di Romena è possibile ammirare quello di Poppi: prossimamente spero di vedere la prospettiva inversa….

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