Voli no kids

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Voli no kids, dalle indagini Trip Advisor ai voli Thomas Cook Airlines

Voli no kids, dalle indagini TripAdvisor ai voli Thomas Cook Airlines. Per alcuni viaggiare con i bambini (degli altri) è un inferno e allora come risolvere la questione?

Le notizie arrivano da Londra e dal Regno Unito in genere. Gli anglosassoni, in barba agli stereotipi che li disegnano come calmi e imperturbabili, sembrano che proprio non sopportino i voli aerei pieni di bambini, e circa il 37% degli intervistati sarebbe disposto a pagare un prezzo aggiuntivo per un volo senza minori di 12 anni.
L’idea, che può sembrare discriminatoria, in realtà non è poi tanto remota, tanto è vero che la Thomas Cook Airlines (angolosassone) già effettua un volo children free per Gran Canaria e Creta, un paio di volte a settimana. Si tratta di due mete molto amate dai pensionati britannici, che forse desiderano, tra l’altro, riposare le orecchie dalle grida dei nipotini.
La Malaysian Airlines, ha reso l’ assenza dei bambini un vero proprio lusso, con aree “solo adulti” nella sua prima calasse dei Boeing 747, per poi proseguire l’esperimento negli A380, classe economica.

Una mezza strada è stata raggiunta da alcune compagnie aree internazionali che favoriscono l’ incontro tra genitori con bambini e baby sitter, il servizio permette di mettere in contatto famiglie e tate che volano sulla stessa tratta, per fare in modo che i bambini vengano accuditi da chi di mestiere, segno che forse, il modo di tenere a bada le piccole belve c’è.

L’argomento può sembrare tabù per la cultura italiana totalmente “bambinocentrica” e, diciamolo, talvolta un po’ ipocrita. È innegabile, infatti, che viaggiare, magari per un paio d’ore, con il mugolio di un neonato può mandare fuori di testa. Pare che una delle torture usate a Guantanamo fosse quella di far sentire ininterrottamente la registrazione del pianto di un bambino.
Anche sentire calci e schiamazzi dietro la schiena o tentare di leggere con un sedile piegato sulla pancia non sono i modi migliori per prepararsi ad in incontro di lavoro, ad una vacanza o, addirittura, al ritorno a casa.

D’ altro canto la notizia, così come è posta, fa pensare a incalliti uomini d’affari chiusi nel loro mondo e anziani che mal sopportano l’esuberanza dei giovani
Ciò che maggiormente ci fa pensare, però, è la soluzione.

I bambini hanno, sicuramente bisogno dei loro spazi, di poter piangere e giocare in santa pace, ma quello che spesso stupisce è che in alcuni casi sembra che non esistano limiti a questo sacrosanto diritto.
Gli adulti hanno diritto ad avere le loro comodità, ma talvolta sembra abbiano dimenticato che esiste un mondo fanciullo.

Kant, Martin Luter King e anche mio padre, erano soliti ripetere che “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri“, il che vale anche per gli adulti come per i bambini.

Quale potrebbe essere, allora la soluzione migliore?
Voli children free, over 12 o per soli adulti (ma, vi prego, cambiamo espressione, perchè questa rimanda immancabilmente ad un’altra domanda, “ma cosa trasmetteranno gli schermi in volo???”)

Babysitteraggio in volo? Animazione e aree baby come in crociera (stiamo parlando naturalmente di voli intercontinentali)?

In attesa di una soluzione, si potrebbe partire da uno dei fondamenti del buon vivere: l’ educazione.
Degli adulti, per aumentare un po’ il limite di sopportazione, dei bambini, per imparare il rispetto degli altri e sopratutto dei genitori. Qualche “scusi”, “mi dispiace” e “tesoro fermati e non dar fastidio”, infatti, potrebbe servire in più di un’occasione a placare gli animi.

 

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